L'errore più costoso quando monti un AI SDR non è il copy. È bruciare il dominio in due settimane e scoprire che le tue mail finiscono nello spam da un mese mentre la dashboard diceva che andava tutto liscio. Una volta che un dominio perde reputazione, recuperarla costa mesi. Per questo un AI SDR non parte dal messaggio: parte dall'infrastruttura di invio.
Scalda prima di sparare
Non facciamo mai prospecting dal dominio principale. Usiamo domini secondari dedicati, con il loro warm-up progressivo per settimane prima del primo invio reale. Il volume sale piano: la fretta di partire a manetta è esattamente ciò che ammazza la reputazione.
- SPF, DKIM e DMARC configurati e verificati prima di qualsiasi cosa.
- Domini di invio separati da quello aziendale (il brand non si gioca la sua reputazione).
- Warm-up progressivo: il volume cresce a gradini, non di colpo.
- Liste pulite e verificate — un bounce alto è una bandiera rossa per i provider.
L'IA qualifica, non sputa
L'agente non esiste per mandare più mail. Esiste per mandare la mail giusta alla persona giusta con un segnale vero dietro. Segmenta per ICP, personalizza con dati che contano (non «ho visto che lavori in {azienda}») e scarta chi non c'entra. Meno volume, più rilevanza: è l'unica cosa che la deliverability premia nel lungo periodo.
Cosa misuriamo
Un AI SDR che «manda tante mail» non è un risultato. Il risultato sono meeting qualificati con la deliverability intatta. Per questo guardiamo la salute dell'invio con la stessa attenzione del pipeline.
- Meeting qualificati generati (non solo risposte).
- Response rate e il suo trend.
- Salute dell'invio: bounce rate e spam rate per dominio.
- CPL — costo per lead, per sapere se il sistema è redditizio.
Questo è ciò che fa un Senior AI Growth Implementer in un pod di Implementa: non «lancia una sequenza», costruisce un sistema che genera pipeline senza ipotecare l'asset più fragile del cliente — la sua reputazione di invio.